domenica 8 maggio 2011

NEL VILLAGGIO GLOBALE

Domenica gitarella a Riolunato
Riolunato é il paese più piccolo dell'appennino modenese, circa 750 abitanti a 800 metri di altezza.
Ai cittadini abituati ai mega centri commerciali magari sembra che a Riolunato non ci sia niente, invece c'é tutto.
C'é la Posta che apre due giorni la settimana e quindi non solo assicura il servizio, ma, concentrando i quei giorni gli utenti, é anche luogo di socializzazione, non c'é fretta.
C'é pure la Banca, quindi l'economia é rappresentata al completo.
Non manca la farmacia e dunque anche la salute é tutelata.
Il commercio é fiorente ed é rappresentatro da due negozi di alimentari in libera concorrenza, c'é la parrucchiera e persino l'estetista, il ché dimostra l'intraprendenza dei giovani.
Ci sono le scuole elementari per circa 30 bambini, i quali, per le medie, vanno nel paese vicino e dunque si abituano precocemente a girare e scoprire il mondo.
La cultura é potenziata dalla biblioteca comunale e da un teatro ove oggi si esibiva una corale.
Almeno 80 spettatori, roba che rappresenta il 10% dell'intera popolazione.
Vi sfido a dire, tanto per comparare, che oggi a Roma 200,000 persone almeno sono andate a manifestazioni teatrali o culturali.
Ricezione turistica al top, un albergo a tre stelle con ristorante per turisti.
I paesani vanno al bar ristorante locale e li distinguete dai turisti perché quelli che vanno al ristorante locale, quando escono puzzano di gnocco fritto a distanza di tre metri.
D'inverno funzionano impianti per sciatori, quei fighetti tutti vestiti in tute sgargianti che i paesani guardano con una certa compassione in attesa che si tolgano dalle balle.
C'é la chiesa, ovviamente, e c'é persino un parroco di colore e nessuno fa una piega alla faccia dell'integrazione, e quando c'é la sagra il parroco di colore sfila con la centenaria confraternita e cerca di sembrare il più montanaro possibile.
Oggi al bar del paese, per darmi un tono, ho preso un bicchiere di rosso, quello toscano, perché il Lambrusco modenese é roba da "piansan", ovvero pianeggianti, abitanti della pianura.
Nel tavolo accanto stazionavano quattro uomini dall'età indefinita, tutti con il loro calice di rosso, a parlare rigorosamente in dialetto attorno ad un argomento che ai cittadini apparirebbe futile ma che a loro sembrava importantissimo.
Il vero bevitore si distingue dal dilettante perché il suo calice é piccolo e sempre con non più di due dita di vino.
Il punto é quanti ne beve, ma quello si vede dopo un pò dal luccichio degli occhi.
Lì il vino é bianco o rosso, e siete pregati di non fare i narcisisti chiedendo tipi strani di vino.
Un chilometro sopra si trova la località di Castello di Riolunato, altro mondo, un chilometro fa la differenza, anche il dialetto ha sfumature diverse e certi studiosi hanno trovato tracce di francese, celtico o altra roba da studiosi.
Di fatto c'é una certa rivalità, però il campo da calcio è unico e vicino al cimitero, e se il pallone va fra le tombe nessuno si scompone, i vivi lo sapevano da prima e quindi non si scompongono certo da morti.
Riolunato fa Comune e quindi ha un sindaco che nelle cerimonie si mette la giacca e cravatta e forse é l'unico nel paese e si vede da quello che é il Sindaco, la fascia tricolore c'è ma se ne potrebbe fare a meno.

Il villaggio é veramente globale, e c'é pure la pompa di benzina.

6 commenti:

Vitamina ha detto...

Bellina la storia di Riolunato , fiume e luna , che bella immagine richiama . Ma volevo tornare al bambino , al tuo nipotino, che mi ha fatto tornare in mente una storia raccontata da Jung, non so più in che libro , di sicuro la conosci anche te. Insomma Jung viene interpellato per una bambina figlia di un suo studente o collaboratore (i dettagli non li ricordo) perchè la piccola faceva sogni complicati da grande, ed era disturbata . Comincia seguirla e si accorge che nei suoi sogni comparivano archetipi di ogni tipo , anche tipici di età avanzate della vita. Ricordo che poi la bambina muore presto e lui ipotizza che fosse inconsciamente consapevole della brevità della propria vita e che per quello tutto fosse concentrato e presente , quasi per permetterle di vivere una vita completa, benchè breve. Questa storia , raccontata da me male e troppo in breve, mi colpì molto . I bambini a volte hanno una vista più lunga e profonda della nostra di adulti . La mia bambina a 4 anni raccontò alle maestre dell'asilo la vacanza al mare a Palinuro dicendo fra l'altro che con la sorellina più grande faceva per giocare i vulcani con la sabbia , ma non ci mettevano il fuoco sennò il mare poteva esplodere !Realtà e fantasia si mescolano in una visione poetica bellissima.

viola ha detto...

Che bello il tuo post.. Che bella descrizione hai fatto di questo piccolo paese, con i suoi negozi e i suoi abitanti. Gli uomini vanno al bar, e le donne? Mai che ce ne siano in giro! Saranno a casa, a preparare la cena al marito che arriva a casa leggermente alticcio...Calice dopo calice...

teoderica ha detto...

...io non sapevo di essere una narcisista, amo assaggiare vari tipi di vino, e poi io sono arrivata alla conclusione che SIAMO TUTTI NARCISISTI...ciaooooo Soffio...buona gita.

Susanna ha detto...

Bellissimo racconto. Uno di quelli che piacciono a me.
Davvero bravo!

carolina ha detto...

che buffo: ieri tu da Modena sei andato a Riolunato, e io invece ero a fare la turista proprio a Modena!

Adriano Maini ha detto...

Quale botta di vita, mirabilmente narrata!