sabato 30 aprile 2011

DOMENICA IN ARRIVO - GIORNO DI TEOLOGIA

Domani é domenica, prepariamoci, e quì mi ricordo una vecchia storiella dei tempi passati.

In una cittadina che potete collocare dove più vi piace si trovano due conventi, uno di modesti fraticelli francescani ed uno di dotti e studiosi gesuiti.
I due gruppi , pur nell'amore cristiano erano un pò distanti mentalmente l'uno dall'altro, e quando qualcuno di loro incrociava l'altro si guardavano un pò in cagnesco.
In particolare un dotto gesuita che amava passeggiare elegantemente per il corso principale con importanti libri sotto al braccio, ironizzava sempre quando incrociava un fraticello cercatore che girava con la bisaccia e l'abito stazzonato.
Battute ironiche e arrabbiature conseguenti del fraticello che, non potendo più sopportare un giorno affrontò il gesuita dicendo in un incerto italiano "cosa credi, solo perché voi studiate sempre!! anche noi sappiamo di teologia!"
Il gesuita colse la palla al balzo e visto che altri cittadini ascoltavano rimandò " Allora ti propongo una pubblica sfida su un argomento teologico, domani, quì sulla via principale di fronte a tutti !"
Il fraticello non poteva tirasi indietro, ma accortosi della gaffe rimediò dicendo " Va bene...però...però...la facciamo muta, mimata, così il vostro latino lo tenete per voi...! "
"bene" acconsentì il gesuita, " ti propongo un argomento basilare per la teologia - il peccato nel mondo - "
Entrambi corsero dai loro superiori.
"Questo però é un peccato di orgoglio" disse il superiore al gesuita " ma dal momento che é fatta dimostreremo a tutti la nostra superiorità teologica"
"Ma sei pazzo " disse il superiore del fraticello "quelli studiano solo e tu a malapena parli italiano e sai leggere...ma ormai é fatta, sia quel che sia"
Puntuali il giorno successivo si incontrarono e il fraticello disse al gesuita "comincia tu"
Questi estrasse dalla tasca una rossa e lucente mela e la mostrò al fraticello.
Il fraticello a sua volta cercò un pezzo di pane vecchio nella tasca e lo mostrò al gesuita che a sua volta alzò l'indice verso il fraticello.
Questi pensò un attimo e mostro al gesuita l'indice e il pollice.
Il gesuita riflettè e mostrò al fraticello indice, pollice e medio assieme, al ché il fraticello rispose con il pugno chiuso e teso verso il gesuita che, sbiancato, scappò via dandola vinta al fraticello.
Corso contrito dal suo superiore il gesuita ammise sconfortato la sconfitta, al ché il superiore, contrariato e stupito chiese spiegazioni.
"Padre superiore" iniziò il gesuita " Io ho mostrato la mela per dire che il peccato nel mondo origina dal peccato originale, e lui mi ha mostrato un pezzo di pane come a dire che c'é Gesù, che ci ha redento con l'eucarestia. Io allora ho alzato l'indice per ricordargli che comunque tutto promana da Dio unico. Lui mi ha mostrato due dita a dirmi che c'é Dio che però si é rivelato nella seconda persona in Gesù. Io allora con tre dita ho voluto ricordargli la terza figura, lo Spirito Santo, al ché lui con il pugno alzato mi ha voluto dire che sono una cosa sola per la redenzione del mondo, e allora io di fronte a tanta inattesa sapienza sono fuggito smarrito".

Il fraticello corre a sua volta dal superioree "padre ho vinto, é scappato"
"Ma come é stato possibile, raccontami" chiede incredulo il superiore.
"E' stato così, lui mi ha fatto vedere una bella mela come per dirmi - guarda che belle mele mangiamo noi - e io gli ho fatto vedere il pane come a dirgli che noi quando abbiamo un pezzo di pane siamo già contenti. Allora lui arrabbiato mi ha fatto vedere il dito indice come per dirmi - e allora io ti metto un dito nell'occhio -
E allora io ne ho alzati due e gli ho detto - e allora io ti metto le dita in tutti e due gli occhi - E lui di rimando - e io ti metto le dita negli occhi euno in gola . e io allora gli ho fatto vedere un pugno come a dire - e io ti dò un pugno che ti spacco la faccia - e lui é scappato

4 commenti:

cristiana2011 ha detto...

Sto col fraticello, meno teologo, ma più pratico.
Ti auguro di trascorrere un 1° maggio come più ti aggrada.
Cristiana

Acquachiara ha detto...

Strepitoso aneddoto!... In fondo, a pensarci bene, abbiamo tutti qualcosa in comune, come il gesuita e il fraticello ma passiamo molta parte della nostra vita a non capirci.
Il fraintendimento impera (pensa ai nostri politici!)... noi però, mi pare, spesso aggiungiamo un altro peccato a quelli già citati: la malafede.
A volte fa proprio comodo far finta di non capire.

yuki ame ha detto...

..stupenda :)))

teoderica ha detto...

Questo racconto seppur piacevole da leggere è molto triste, io penso che più che essere lo specchio dell' incomunicabilità fra esseri è la capacità distruttiva di mentire a sè stessi, può essere un modo di difesa dell'io ma sicuramente è un non vivere e nonostante ciò lo facciamo spesso...caro Soffio le tue motivazioni sul tuo lavoro mi hanno commosso...giuro che guarderò la mia psicolga con altri occhi...un altro chapeau.