domenica 6 marzo 2011

ELEMOSINA

domenica pomeriggio, giorno di festa nella piazza principale della città, maschere tradizionali, qualche coriandolo, banda che suona, corale che presenta un concerto.
In un angolo della piazza un vecchio mendicante, faccia color mattone, barba lunga grigia, mano stesa.
Ascoltando la musica sono rimasto un quarto d'ora anche per vedere se e chi faceva l'elemosina, la qual cosa mi ha sempre impressionato sin da bambino.
Il mendicante impersona una nostra ombra, ciò che non vorremmo mai essere, ciò che turba le sicurezze, non prevede stabilità futura, é affidato alla collettività, forse non ha amici o parenti, viene evitato dai più.
Il primo a dare qualcosa é stato un uomo, un pò dimesso,privo di cappotto, che ha guardato qualche secondo il portamonete, ha scelto e poi si é avvicinato per dare la moneta. Poi una ragazza di colore, che si é avvicinata senza indugio. Dopo di lei due bambini, in momenti diversi, ai quali i genitori hanno evidentemente dato una moneta. Un gesto utile per dei bambini, si avvicinano anche solo per un attimo a un mondo basso, seduto a terra, senza scintillio consumistico.
Poi due donne, ed entrambe dopo aver superato di qualche passo il mendicante sono tornate indietro per dare la moneta frettolosamente. Dopo di loro una ragazza asiatica giovanissima all'apparenza, piccola e minuta. Infine io prima di allontanarmi. Nessun giovane, nessun uomo adulto a passeggio domenicale. Sommaria statistica: bambini, donne, extracomunitari. Un piccolo angolo di domenica

7 commenti:

viola ha detto...

Ciao. Ho scoperto ora il tuo blog. Il mendicante, donne, bambini, extracomunitari..In un certo senso un campionario ridotto di umanità. Hai descritto in un post tutto un mondo,un povero mondo.
Stamattina nella farmacia deserta, aperta perchè di turno domenicale, di un piccolo paese, un indiano voleva vendere dei tulipani...Non ha nemmeno insistitito più di tanto..al rifiuto se ne è andato...Aveva negli occhi come una tristezza pesante, uno sguardo di chi deve portare avanti la propria vita come un fardello..ma gli è stata donata..e lui fatica tanto per viverla... Scusami, ho divagato. A presto.

Lara ha detto...

C'è chi ama gli emarginati, una minoranza e chi scappa davanti al diverso.
Questa è la nostra società.
Di positivo c'è la mamma che ha dato ai suoi bambini monete per il mendicante: un grande gesto educativo.
Grazie per questo post!
Lara

Emanuela ha detto...

E' difficile oggi, quasi a ogni angolo trovi persone che chiedono, per me non è possibile dare a tutti. Ho scelto una zona, forse quella che frequento di più, quella in cui mi viene più facile dare qualcosa: il parcheggio dell'ipermercato. All'uscita trovo sempre qualcuno che mi chiede un soldo, non riesco a darglielo, lo trovo umiliante, gli regalo qualcosa dal mio carrello, di solito quello che sta più sopra, a volte loro mi chiedono una cosa diversa, a volte li lascio scegliere dal carrello ... i miei figli ridono di questa cosa ...
Io probabilmente sarei stata tra le persone che domenica passavano senza lasciare nulla.

Tereza ha detto...

Sai, Soffio, io sono una che è stata educata all'elemosina, ma preferirei chiamarla carità, (mi appare più vicina alla solidarietà) con un senso schivo, fino all'esasperazione.
D'estate, nelle mie vacanze al paese, bambina piccolissima venivo inviata ogni giorno da mia nonna a portare i resti del pranzo dalla sua vicina poverissima:erano bucce e altre robe simili, ideali per dar da mangiare agli animali della vicina...ovvio che dai pasti della vicina non avanzavano resti a sufficienza neanche per quest'uso.
Mia nonna mandava me per non dare nell'occhio, per non apparire, come se il bisogno dovesse essere trattato sempre con la massima discrezione: chi meglio di una bimbetta di quattro anni poteva fare la carità senza avere l'aria di capire il dramma della povertà? senza soffermarsi a guardare con occhio adulto e consapevole quella casa che parlava di miseria?
L'ho raccontato in un mio vecchio post e forse lo ripubblicherò, magari allacciandolo attraverso il link a questo tuo.
Un saluto affettuoso.

rosso vermiglio ha detto...

Una traccia dei tempi che viviamo: benessere da un lato, miseria dall'altro, sensibilità e indifferenza che si scontrano. Non voglio giudicare.
Ma gli uomini che disertano la piazza, dove sono?

Farfallaleggera ha detto...

Bella la tua descrizione di un pomeriggio domenicale ma:
"Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli.
Quando dunque fai l'elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade per essere lodati dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Quando invece tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti segreta; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà."
Non l'ho dico io ma Cristo!
Ciao

Anonimo ha detto...

Buongiorno, Soffio, passo di quà per la prima volta e ti faccio i miei complimenti.
Forse ci vorrebbe un distinguo: tra quelli che hanno effettivamente bisogno e chi non ha voglia di lavorare. Vicino al negozio dove lavoro c'è un supermercato davanti al quale stazionano due o tre extracomunitari che chiedono l'elemosina. Spesso vengono da noi a farsi cambiare le monete in banconote e, intorno a Natale, riescono a raccogliere anche 50 euro al giorno ciascuno. E' capitato poi di vederli al supermercato a far incetta di birra. Non voglio giudicare, ma mi si stringe il cuore pensando alle vecchiette che mettono mano al borsellino pensando di aiutare una famiglia...
Mariapia