venerdì 4 marzo 2011

Provocazione e pere - un percorso terapeutico

Gent.mo dott. Crimi,
abbiamo apprezzato il suo contributo e in qualità di analista rurale, la invitiamo a darci il suo parere sulla validità del ben noto motto
" Una pera al giorno leva lo psicoterapeuta di torno".
Cordialmente.



Egregi dottori
Mi corre l’obbligo, commosso obbligo, di prendere in seria considerazione il vostro invito, ma prima di tentare qualche modesta considerazione ringrazio per la qualifica di “analista rurale”.
L’analista rurale si distingue dall’analista di città perché può, anzi deve, svolgere la sua attività vestendo abiti sporchi, non curandosi della polvere nelle scarpe né della pettinatura dei capelli che comunque viene sporcata da polveri varie quando non da deiezioni uccellifere.
Ciò facilita il processo di liberazione del paziente allorquando l’analista rurale, per detergere il sudore o semplicemente spazzarsi la bocca, può prendere un lembo della camicia, ovviamente sporca, e utilizzarlo alla bisogna.
Dopo il primo momento di trauma, il paziente, considerato il transfer. può così confrontarsi con il suo passato infantile ego centrato e noncurante delle regole che solo successivamente faranno ingresso nella sua vita.
Rispecchiandosi così nell’analista che con tanta semplicità ha riproposto il gesto può far emergere brandelli di passato e di rapporti con i genitori.
Se poi accade che qualche gallina, razzola tra i piedi , il paziente, attraverso la naturalezza dell’analista, può affrontare alcuni temi centrali, quali il rapporto con la natura, le eventuali fobie da uccello (valide sia per etero che omo), il desiderio trasgressivo di calciare l’animale, e, semmai, combattere la prepotente pulsione orale di farselo arrosto.
Le pere sono di contorno, tutto attorno pere, filari di pere.
Ma, come vi è già noto, vi sono pere e pere.
L’analista, passando attraverso le varie qualità deve aiutare il paziente a ripercorrere fasi del suo percorso interiore.
Superiamo subito la qualità detta Morettina, che in realtà è di color giallo pallido e di scarso sapore, acciocché il paziente colga la differenza tra le intenzioni il dichiarato, l’agito e il principio di realtà.
Le Morettine costano poco e maturano troppo in fretta per i commercianti, quindi poche pippe e via andare.
Superiamo anche il William, che a dispetto del suo nome maschile, britannico, viene utilizzato per i succhi e accatastato alla rinfusa con una modalità decisamente casereccia che sa di italianità
In tal modo il paziente sarà aiutato a riflettere sul collettivo e sull’individuale assolutamente trascurato nel Willian.
Il fatto che vi sia una qualità di William Bianco e una qualità di William Rosso, che finiscono entrambe nello stesso modo dimostra al paziente come le differenze di pelle non fanno differenza di anima e che tutti ci avviciniamo ad un fine ultimo cosmico.
Affrontiamo anche il Kaiser, così brunito, teutonico, che vagheggia le camicie brune di antica memoria, ed in tal modo il paziente sarà aiutato a superare anche le tentazioni superegoiche.
Il Kauser è facile a subire l’aggressione del Bigatto, vermetto rosso che si intrufola nella pera, e così il nostro analizzando capirà meglio come anche la più teutonica delle difese può crollare se non abbiamo considerato anche le parti viventi più piccole.
Eccoci alle Abate, così clericali e pretenziose, che devono essere poste nelle cassette in ordine preciso, con una liturgia che non ammette deviazioni, così che il paziente sarà indotto a riflettere sul senso del sacro e della Grande Madre che alberga in lui.
Poi alle Decana, autenticamente narcisistiche, che richiedono una individuale punta di ceralacca sul picciolo per prolungare i tempi di consumo, e così il paziente può volgere l’attenzione sul suo narcisismo da superare nonché il lavoro di pazienza che ciò richiede anche ricordando quanto il narcisismo può bloccare, grazie alla simbolica punta di ceralacca, la nostra evoluzione
A questo punto il terapeuta rurale ha già accompagnato il paziente in un lungo percorso a tappe, di liberazione anche dal terapeuta stesso.
Orbene concentriamoci sull’ultima tappa, ovvero l’incontro con la pera Conference.
Qui si tocca la sessualità senza mezzi termini giacché le Conference possono essere di prima scelta o di seconda scelta.
Il terapeuta accompagnerà il paziente all’accettazione dell’idea che la pera per essere considerata di prima scelta dalla misurazione del fondo schiena o fondo pera.
Come per le rappresentanti del femminile la prima qualità deve misurare almeno 60 di culo e tutti sappiamo come questa misura assuma sapori archetipici o comunque è in grado di attivare pulsioni primarie.
Per coglierla il paziente deve porre una mano sul culo della pera e farla dolcemente ruotare verso di sé, non rompendo il picciolo.
Anche il paziente più disabituato, con questa ripetuta operazione, in qualsiasi condizione atmosferica, prende confidenza con la pera, ossia lui e la pera iniziano un rapporto lungo e fruttuoso, sempre attento a muoversi bene ma anche sempre più confidenziale sino a quando l’analista non dovrà più assisterlo e potrà abbandonare il percorso nella buona speranza che si faccia tutte le pere che potrà sopportare, noncurante dell’immagine, libero nella natura, vaccinato verso le varie componenti che possono nascondersi negli anfratti della psiche.
Ne consegue che il terapeuta, consapevole del proprio lavoro, ha in questo modo portato il paziente ad una sua autonomia e ad una libera consapevolezza grazie alla pera.



Cortile di Carpi 25 agosto 2010
Riproduzione consentita citando l’autore Dr. Giuseppe Crimi AR (analista rurale)

6 commenti:

psicoterapeuta52 ha detto...

Non ci hai ancora parlato del motto:
FARSI UNA PERA.
Cosa c'entra la tossicodipendenza con la raccolta delle pere? Che cosa delle pere dà assuefazione? Perchè le pere possono essere dannose?
Ti chiederei lumi sull'OMBRA della pera.
IL tuo collega di città.

Tereza ha detto...

un capolavoro, lo vorrei linkare o ripubblicare da me: merita/i troppo per non divulgarlo

Soffio ha detto...

Troppo buona, in fondo é roba, come diceva Guareschi, scritta da chi possiede solo cento parole

Tereza ha detto...

in ogni caso per me è stato anche fonte di ispirazione nell'ultimo post!

Soffio ha detto...

Quando vuoi divulga e te ne sarò grato. Come dice il Poeta (se ben ricordo) "Godi Fiorenza poiché sei sì grande che per mare e per terra batti l'ale e per l'inferno tuo nome si spande"

alessandra ha detto...

Mi sono divertita un mondo! Anch'io ho pensato che riporterei questo post nel mio blog, lei ha un senso dell'umorismo favoloso, mi porto via l'ultimo commento sulla Fiorenza, mi fa pensare ad una mia vicina molto in tema con il rurale o rustico, sto ancora ridendo e non riesco a scrivere un commento serio!
Intanto la rigrazio per il suo passaggio nel mio spazio, è un onore per me.