domenica 20 marzo 2011
CONFUSIONE SESSUALE (quando i maschi perdono la testa)
C'é poco da dire.....il sesso é, almeno per i maschi, la pulsione che assieme al bisogno di mangiare si fa sentire maggiormente. Le femmine hanno la maternità, quella sì che per loro é importante. Il sesso serve a quello in natura ed é per questo che tanti mariti poi vanno dallo psicologo o trovano la giovane polacca, o se preferite moldava che li consola dopo che la moglie, una volta partorito li snobba e si dedica al figlio/a. Io penso che sia meglio parlare un pò con lo psicologo, tanto la polacca o la moldava costa altrettanto e fa più danni. Semplicistica considerazione ?? a me pare solo di sintesi. Che c'entra la confusione sessuale? Quelli che vivono in città e comprano la frutta al supermercato non sanno che per consentire loro di mangiarla il buon agricoltore tra le altre attività, verso la primavera estate ha attivato la confusione sessuale. Voi cittadini vedete delle farfalline un pò anonime e non ci fate caso, quelli di città guardano solo quelle colorate, ma le farfalline si dividono tra farfalline maschi e femmine. I maschi, come al solito sono lì a caccia di femmine, e più se ne fanno più son contenti, mentre loro, le femmine svolazzano come tutte le femmine, in attesa che un maschietto concretizzi le sue avances. Dopo di che le suddette femmine vanno a deporre le uova sulla frutta, ed il bigatto o beghetto che nasce che fa? Si addentra nel frutto sino ai semi perché lui, il dannato bigatto si nutre del seme e così il povero agricoltore si vede danneggiato il lavoro di un anno. Come si vede il sesso ha delle grosse controindicazioni. E quì gli agricoltori si dividono in due categorie, quelli duri e spietati che spruzzano veleni e sterminano tutte le farfalline, maschi e femmmine, senza pietà, roba da nazisti, e quelli un pò più selettivi che attivano la CONFUSIONE SESSUALE, ovvero spruzzano abbondanti nuvole di ormoni femminili. A quel punto i maschi, un pò coglioni come al solito, non capiscono più niente, svolazzano dappertutto impazziti, si compiacciono che ci sia in giro tanto ben di Dio ma non trovano nulla, solo aria. Volano, volano e alla fine cadono e muoiono stremati. Solo qualcuno becca casualmente una femmina ma non fanno più danni tanti pochi sono. E le femmine ? restano in attesa, anche loro svolazzano ma manca la copula ambita. E così voi cittadini mangiate la frutta. Quindi....occhio al sesso, restate con la moglie o il marito, tranquilli, sereni, accontentandovi di quello che passa il convento e non cercate guai. In ogni caso c'é sempre lo psicologo o se preferite il parroco.
venerdì 18 marzo 2011
GIUSEPPE (San)
Festa del papà, eccoci quà, papà in fila. Solo ieri figli, (e chi va dallo psicologo é ancora ben figlio, almeno consapevole) e oggi papà. Quando ero bambino non mi piaceva chiamarmi Giuseppe, mi pareva un nome da vecchio. Fantasticavo come sarebbe stata la mia presentazione se mi fossi chiamato banalmente Franco o Giovanni. Poi con il passare degli anni mi sono dedicato sempre agli altri, in azienda, nel mestiere di psicologo, nel volontariato, in famiglia come figlio, marito, padre, nonno, e tutt'ora so che i miei prossimi anni, se avrò vita a campare saranno necessariamente dedicati agli altri. E allora questo Natale, facendo il presepe ho guardato la statuetta di S Giuseppe e mi sono detto che il nome Giuseppe in fondo é azzeccato. In sintesi si é speso per gli altri, non ha beccato nulla, é silenziosamente scomparso dai Vangeli. Vabbé é santo e questo basta. Speriamo che mi tocchi anche a me.
giovedì 17 marzo 2011
FAVOLE
Oggi mi va così. Mi sono concesso la lettura di due quotidiani, roba di lusso, raramente é festa e oggi non ci sono impegni. Anche i supermercati sono chiusi e dunque non si fa neppure la spesa. Magari oggi riesco a mettermi a tavola normalmente e mangiare a mezzogiorno come i muratori. Anche questa é roba di lusso. I giornali, che c'entrano.....Mi hanno fatto ricordare quando ero bambino millanta anni fa, e i giorni di festa si andava a trovare la nonna in campagna. Si andava in bicicletta dalla città. Moltissimi andavano in bicicletta, e si doveva stare al bordo della strada, nel sentiero ghiaiato perché potevano passare delle auto (potevano, non é detto che passassero davvero) A me piaceva guardare la stalla, ma in particolare il via vai delle formiche lungo il muro. C'erano formiche piccole e formiconi grossi, un andare e venire frenetico, tipo metropolitana di Tokio. Sfilavano in due file, una a destra discendente, l'altra a sinistra ascendente. I bimbi sono anche sadici e talvolta mi divertivo a obbligarle a incrociarsi e ne uscivano delle lotte furibonde. Se poi si aveva la fortuna di trovare un nido di formiche rosse allora la battaglia era sicura e cruenta. Anche nelle formiche il colore della pelle conta. La stalla era classica, odorosa, con la concimaia fuori (da noi si dice la MASSA,)Preciso che MASSA rappresenta un parlare forbito perché solitamente in dialetto si diceva ALDAMERA = letamaio. Quando mi sentivo ardimentoso salivo sulla massa lungo l'asse di legno che il contadino percorreva con la carriola del letame, ed era una operazione che richiedeva un certo equilibrio. La massa era comunque un luogo di rispetto. Lì c'era il prezioso concime ma a volte era anche di più. Mi raccontava un vecchio contadino (magari allora aveva l'età che ho io oggi e anche meno) che una volta dopo un pranzo matrimoniale esagerato (allora i pranzi robusti si facevano solo talvolta) ebbe una congestione intestinale, e allora scavarono un buco nella massa e lo seppellirono fino al petto all'insegna del - o la va o la spacca - il calore avrebbe guarito. E così fu. Una volta quel vecchio per guarire la zampa di una gallina mi insegnò a prendere una ragnatela, la più pulita possibile, dalla parete della stalla, e avvolgerla attorno alla zampa ferita, come una benda. La cosa funzionava. Prima però era opportuno pisciare sulla ferita (orinare in campagna non si sapeva neppure cosa volesse dire) per disinfettare. Poi c'era il cesso - i più eruditi e raffinati avevano disegnato la cifra 00 sulla porta. Quello si era un problema. Se si doveva solo pisciare andava bene, si poteva fare ovunque, almeno i maschi. Le ragazzine avevano qualche problema in più anche se le vecchie insegnavano a farla in piedi in campagna grazie alle sottane molto lunghe. Ma se scappava qualcosa di più solido e si voleva andare allo 00, ci si trovava in una sgabuzzino esterno alla casa con una sola o max due assi di legno sulle quali ci si doveva accovacciare. Ovviamente nessuna catenella di acqua da tirare, andava tutto nella massa. E quì subentrano i giornali, a pezzi quadrati, infilati in un gancio, belli ricchi di stampa nera che conferiva alle natiche la prova indiscutibile dell'avvenuta bisogna. La domanda però che mi é sempre rimasta sospesa é la seguente "ma i contadini che raramente leggevano giornali, da dove la prendevano quella carta??" Mah! non ho mai chiesto. Favole per i ragazzi di oggi.
sabato 12 marzo 2011
AMICIZIA
"Quando gli uomini sono tali, l'amicizia presenta vantaggi così grandi che a mala pena posso dirli In primo luogo come può essere - vivibile una vita - per usare le parole di Ennio, che non trovi sollievo nel reciproco affetto di un amico? Cosa c'é di più dolce che avere una persona cui confidare tutto senza timori, come a te stesso?. E quale frutto ci sarebbe nella prosperità se non avessi qualcuno capace di goderne al par tuo? Con difficoltà poi potresti affrontare le sventure senza un amico che ne soffra anche più di te. Infine tutti gli altri beni a cui l'uomo aspira, se presi uno a uno presentano un solo lato vantaggioso - la ricchezza per spenderla,la potenza per essere riveriti, le cariche per ricevere lodi, i piaceri per goderne, la salute per non provar dolore e per disporre delle forze fisiche. L'amicizia invece, comporta moltissimi vantaggi. Dovunque tu vada é a tua disposizione, non é esclusa da nessun luogo, non é mai inopportuna, non é mai un peso..........L'amicizia dunque, comporta moltissimi e grandissimi vantaggi, ma ne presenta uno nettamente superiore agli altri: alimenta buone speranze che rischiarano il futuro e non permette all'animo di deprimersi e di abbattersi. Chi guarda un vero amico, in realtà é come se si guardasse in uno specchio. E così gli assenti diventano presenti, i poveri ricchi, i deboli forti e, quel che é più difficile a dirsi, i morti vivi, tanto intensamente ne prolunga l'esistenza, il rispetto, la memoria, e il rimpianto degli amici "
Cicerone . La vecchiaia e l'amicizia
Cicerone . La vecchiaia e l'amicizia
domenica 6 marzo 2011
ELEMOSINA
domenica pomeriggio, giorno di festa nella piazza principale della città, maschere tradizionali, qualche coriandolo, banda che suona, corale che presenta un concerto.
In un angolo della piazza un vecchio mendicante, faccia color mattone, barba lunga grigia, mano stesa.
Ascoltando la musica sono rimasto un quarto d'ora anche per vedere se e chi faceva l'elemosina, la qual cosa mi ha sempre impressionato sin da bambino.
Il mendicante impersona una nostra ombra, ciò che non vorremmo mai essere, ciò che turba le sicurezze, non prevede stabilità futura, é affidato alla collettività, forse non ha amici o parenti, viene evitato dai più.
Il primo a dare qualcosa é stato un uomo, un pò dimesso,privo di cappotto, che ha guardato qualche secondo il portamonete, ha scelto e poi si é avvicinato per dare la moneta. Poi una ragazza di colore, che si é avvicinata senza indugio. Dopo di lei due bambini, in momenti diversi, ai quali i genitori hanno evidentemente dato una moneta. Un gesto utile per dei bambini, si avvicinano anche solo per un attimo a un mondo basso, seduto a terra, senza scintillio consumistico.
Poi due donne, ed entrambe dopo aver superato di qualche passo il mendicante sono tornate indietro per dare la moneta frettolosamente. Dopo di loro una ragazza asiatica giovanissima all'apparenza, piccola e minuta. Infine io prima di allontanarmi. Nessun giovane, nessun uomo adulto a passeggio domenicale. Sommaria statistica: bambini, donne, extracomunitari. Un piccolo angolo di domenica
In un angolo della piazza un vecchio mendicante, faccia color mattone, barba lunga grigia, mano stesa.
Ascoltando la musica sono rimasto un quarto d'ora anche per vedere se e chi faceva l'elemosina, la qual cosa mi ha sempre impressionato sin da bambino.
Il mendicante impersona una nostra ombra, ciò che non vorremmo mai essere, ciò che turba le sicurezze, non prevede stabilità futura, é affidato alla collettività, forse non ha amici o parenti, viene evitato dai più.
Il primo a dare qualcosa é stato un uomo, un pò dimesso,privo di cappotto, che ha guardato qualche secondo il portamonete, ha scelto e poi si é avvicinato per dare la moneta. Poi una ragazza di colore, che si é avvicinata senza indugio. Dopo di lei due bambini, in momenti diversi, ai quali i genitori hanno evidentemente dato una moneta. Un gesto utile per dei bambini, si avvicinano anche solo per un attimo a un mondo basso, seduto a terra, senza scintillio consumistico.
Poi due donne, ed entrambe dopo aver superato di qualche passo il mendicante sono tornate indietro per dare la moneta frettolosamente. Dopo di loro una ragazza asiatica giovanissima all'apparenza, piccola e minuta. Infine io prima di allontanarmi. Nessun giovane, nessun uomo adulto a passeggio domenicale. Sommaria statistica: bambini, donne, extracomunitari. Un piccolo angolo di domenica
venerdì 4 marzo 2011
Provocazione e pere - un percorso terapeutico
Gent.mo dott. Crimi,
abbiamo apprezzato il suo contributo e in qualità di analista rurale, la invitiamo a darci il suo parere sulla validità del ben noto motto
" Una pera al giorno leva lo psicoterapeuta di torno".
Cordialmente.
Egregi dottori
Mi corre l’obbligo, commosso obbligo, di prendere in seria considerazione il vostro invito, ma prima di tentare qualche modesta considerazione ringrazio per la qualifica di “analista rurale”.
L’analista rurale si distingue dall’analista di città perché può, anzi deve, svolgere la sua attività vestendo abiti sporchi, non curandosi della polvere nelle scarpe né della pettinatura dei capelli che comunque viene sporcata da polveri varie quando non da deiezioni uccellifere.
Ciò facilita il processo di liberazione del paziente allorquando l’analista rurale, per detergere il sudore o semplicemente spazzarsi la bocca, può prendere un lembo della camicia, ovviamente sporca, e utilizzarlo alla bisogna.
Dopo il primo momento di trauma, il paziente, considerato il transfer. può così confrontarsi con il suo passato infantile ego centrato e noncurante delle regole che solo successivamente faranno ingresso nella sua vita.
Rispecchiandosi così nell’analista che con tanta semplicità ha riproposto il gesto può far emergere brandelli di passato e di rapporti con i genitori.
Se poi accade che qualche gallina, razzola tra i piedi , il paziente, attraverso la naturalezza dell’analista, può affrontare alcuni temi centrali, quali il rapporto con la natura, le eventuali fobie da uccello (valide sia per etero che omo), il desiderio trasgressivo di calciare l’animale, e, semmai, combattere la prepotente pulsione orale di farselo arrosto.
Le pere sono di contorno, tutto attorno pere, filari di pere.
Ma, come vi è già noto, vi sono pere e pere.
L’analista, passando attraverso le varie qualità deve aiutare il paziente a ripercorrere fasi del suo percorso interiore.
Superiamo subito la qualità detta Morettina, che in realtà è di color giallo pallido e di scarso sapore, acciocché il paziente colga la differenza tra le intenzioni il dichiarato, l’agito e il principio di realtà.
Le Morettine costano poco e maturano troppo in fretta per i commercianti, quindi poche pippe e via andare.
Superiamo anche il William, che a dispetto del suo nome maschile, britannico, viene utilizzato per i succhi e accatastato alla rinfusa con una modalità decisamente casereccia che sa di italianità
In tal modo il paziente sarà aiutato a riflettere sul collettivo e sull’individuale assolutamente trascurato nel Willian.
Il fatto che vi sia una qualità di William Bianco e una qualità di William Rosso, che finiscono entrambe nello stesso modo dimostra al paziente come le differenze di pelle non fanno differenza di anima e che tutti ci avviciniamo ad un fine ultimo cosmico.
Affrontiamo anche il Kaiser, così brunito, teutonico, che vagheggia le camicie brune di antica memoria, ed in tal modo il paziente sarà aiutato a superare anche le tentazioni superegoiche.
Il Kauser è facile a subire l’aggressione del Bigatto, vermetto rosso che si intrufola nella pera, e così il nostro analizzando capirà meglio come anche la più teutonica delle difese può crollare se non abbiamo considerato anche le parti viventi più piccole.
Eccoci alle Abate, così clericali e pretenziose, che devono essere poste nelle cassette in ordine preciso, con una liturgia che non ammette deviazioni, così che il paziente sarà indotto a riflettere sul senso del sacro e della Grande Madre che alberga in lui.
Poi alle Decana, autenticamente narcisistiche, che richiedono una individuale punta di ceralacca sul picciolo per prolungare i tempi di consumo, e così il paziente può volgere l’attenzione sul suo narcisismo da superare nonché il lavoro di pazienza che ciò richiede anche ricordando quanto il narcisismo può bloccare, grazie alla simbolica punta di ceralacca, la nostra evoluzione
A questo punto il terapeuta rurale ha già accompagnato il paziente in un lungo percorso a tappe, di liberazione anche dal terapeuta stesso.
Orbene concentriamoci sull’ultima tappa, ovvero l’incontro con la pera Conference.
Qui si tocca la sessualità senza mezzi termini giacché le Conference possono essere di prima scelta o di seconda scelta.
Il terapeuta accompagnerà il paziente all’accettazione dell’idea che la pera per essere considerata di prima scelta dalla misurazione del fondo schiena o fondo pera.
Come per le rappresentanti del femminile la prima qualità deve misurare almeno 60 di culo e tutti sappiamo come questa misura assuma sapori archetipici o comunque è in grado di attivare pulsioni primarie.
Per coglierla il paziente deve porre una mano sul culo della pera e farla dolcemente ruotare verso di sé, non rompendo il picciolo.
Anche il paziente più disabituato, con questa ripetuta operazione, in qualsiasi condizione atmosferica, prende confidenza con la pera, ossia lui e la pera iniziano un rapporto lungo e fruttuoso, sempre attento a muoversi bene ma anche sempre più confidenziale sino a quando l’analista non dovrà più assisterlo e potrà abbandonare il percorso nella buona speranza che si faccia tutte le pere che potrà sopportare, noncurante dell’immagine, libero nella natura, vaccinato verso le varie componenti che possono nascondersi negli anfratti della psiche.
Ne consegue che il terapeuta, consapevole del proprio lavoro, ha in questo modo portato il paziente ad una sua autonomia e ad una libera consapevolezza grazie alla pera.
Cortile di Carpi 25 agosto 2010
Riproduzione consentita citando l’autore Dr. Giuseppe Crimi AR (analista rurale)
abbiamo apprezzato il suo contributo e in qualità di analista rurale, la invitiamo a darci il suo parere sulla validità del ben noto motto
" Una pera al giorno leva lo psicoterapeuta di torno".
Cordialmente.
Egregi dottori
Mi corre l’obbligo, commosso obbligo, di prendere in seria considerazione il vostro invito, ma prima di tentare qualche modesta considerazione ringrazio per la qualifica di “analista rurale”.
L’analista rurale si distingue dall’analista di città perché può, anzi deve, svolgere la sua attività vestendo abiti sporchi, non curandosi della polvere nelle scarpe né della pettinatura dei capelli che comunque viene sporcata da polveri varie quando non da deiezioni uccellifere.
Ciò facilita il processo di liberazione del paziente allorquando l’analista rurale, per detergere il sudore o semplicemente spazzarsi la bocca, può prendere un lembo della camicia, ovviamente sporca, e utilizzarlo alla bisogna.
Dopo il primo momento di trauma, il paziente, considerato il transfer. può così confrontarsi con il suo passato infantile ego centrato e noncurante delle regole che solo successivamente faranno ingresso nella sua vita.
Rispecchiandosi così nell’analista che con tanta semplicità ha riproposto il gesto può far emergere brandelli di passato e di rapporti con i genitori.
Se poi accade che qualche gallina, razzola tra i piedi , il paziente, attraverso la naturalezza dell’analista, può affrontare alcuni temi centrali, quali il rapporto con la natura, le eventuali fobie da uccello (valide sia per etero che omo), il desiderio trasgressivo di calciare l’animale, e, semmai, combattere la prepotente pulsione orale di farselo arrosto.
Le pere sono di contorno, tutto attorno pere, filari di pere.
Ma, come vi è già noto, vi sono pere e pere.
L’analista, passando attraverso le varie qualità deve aiutare il paziente a ripercorrere fasi del suo percorso interiore.
Superiamo subito la qualità detta Morettina, che in realtà è di color giallo pallido e di scarso sapore, acciocché il paziente colga la differenza tra le intenzioni il dichiarato, l’agito e il principio di realtà.
Le Morettine costano poco e maturano troppo in fretta per i commercianti, quindi poche pippe e via andare.
Superiamo anche il William, che a dispetto del suo nome maschile, britannico, viene utilizzato per i succhi e accatastato alla rinfusa con una modalità decisamente casereccia che sa di italianità
In tal modo il paziente sarà aiutato a riflettere sul collettivo e sull’individuale assolutamente trascurato nel Willian.
Il fatto che vi sia una qualità di William Bianco e una qualità di William Rosso, che finiscono entrambe nello stesso modo dimostra al paziente come le differenze di pelle non fanno differenza di anima e che tutti ci avviciniamo ad un fine ultimo cosmico.
Affrontiamo anche il Kaiser, così brunito, teutonico, che vagheggia le camicie brune di antica memoria, ed in tal modo il paziente sarà aiutato a superare anche le tentazioni superegoiche.
Il Kauser è facile a subire l’aggressione del Bigatto, vermetto rosso che si intrufola nella pera, e così il nostro analizzando capirà meglio come anche la più teutonica delle difese può crollare se non abbiamo considerato anche le parti viventi più piccole.
Eccoci alle Abate, così clericali e pretenziose, che devono essere poste nelle cassette in ordine preciso, con una liturgia che non ammette deviazioni, così che il paziente sarà indotto a riflettere sul senso del sacro e della Grande Madre che alberga in lui.
Poi alle Decana, autenticamente narcisistiche, che richiedono una individuale punta di ceralacca sul picciolo per prolungare i tempi di consumo, e così il paziente può volgere l’attenzione sul suo narcisismo da superare nonché il lavoro di pazienza che ciò richiede anche ricordando quanto il narcisismo può bloccare, grazie alla simbolica punta di ceralacca, la nostra evoluzione
A questo punto il terapeuta rurale ha già accompagnato il paziente in un lungo percorso a tappe, di liberazione anche dal terapeuta stesso.
Orbene concentriamoci sull’ultima tappa, ovvero l’incontro con la pera Conference.
Qui si tocca la sessualità senza mezzi termini giacché le Conference possono essere di prima scelta o di seconda scelta.
Il terapeuta accompagnerà il paziente all’accettazione dell’idea che la pera per essere considerata di prima scelta dalla misurazione del fondo schiena o fondo pera.
Come per le rappresentanti del femminile la prima qualità deve misurare almeno 60 di culo e tutti sappiamo come questa misura assuma sapori archetipici o comunque è in grado di attivare pulsioni primarie.
Per coglierla il paziente deve porre una mano sul culo della pera e farla dolcemente ruotare verso di sé, non rompendo il picciolo.
Anche il paziente più disabituato, con questa ripetuta operazione, in qualsiasi condizione atmosferica, prende confidenza con la pera, ossia lui e la pera iniziano un rapporto lungo e fruttuoso, sempre attento a muoversi bene ma anche sempre più confidenziale sino a quando l’analista non dovrà più assisterlo e potrà abbandonare il percorso nella buona speranza che si faccia tutte le pere che potrà sopportare, noncurante dell’immagine, libero nella natura, vaccinato verso le varie componenti che possono nascondersi negli anfratti della psiche.
Ne consegue che il terapeuta, consapevole del proprio lavoro, ha in questo modo portato il paziente ad una sua autonomia e ad una libera consapevolezza grazie alla pera.
Cortile di Carpi 25 agosto 2010
Riproduzione consentita citando l’autore Dr. Giuseppe Crimi AR (analista rurale)
mercoledì 2 marzo 2011
SCIARADA ovvero provocazione e pere
Ricevo un simpatico post da Sciarada e scatta un ludico infantile narcisismo, ovvero spazio al puer.
Riporto quindi un sagace ironico, ammiccante ecc ecc scritto sulle pere (perdonatemi se potete)
Avvertenza per chi legge
Queste note nascono dalle ferie.
Ognuno di noi le trascorre come meglio può, se può….
Per questo anno ho deciso che avrei raccolto pere, gratis, per aiutare ma anche per fare cose semplici, ricordandomi di quando Jung rispondendo a una domanda affermò che era difficile essere semplici e per questo cercava di fare cose semplici.
Poi parlando con amici analisti junghiani ne è nata una burla semiseria che inizia così
Egregi analisti CIPA
Ho ricevuto l’invito a preparare un contributo per un possibile prossimo incontro sul seguente argomento
“La donna e la pera, il femminile colto nel campo – Nuove prospettive archetipiche del sé rurale”
Volentieri rispondo
Occorre scrivere anzitutto che di pere ve ne sono di diversi tipi, paragonate al femminile si potrebbe dire di molte razze, ma in ogni caso la pera è sempre una pera.
Con la pera prima o poi abbiamo a che fare nella vita.
Solitamente qualcuno prima o poi ce ne parla già da bambini, a volte con precisione, a volte in modo più impreciso, qualcuno ne esalta le qualità, qualcuno la snobba preferendo altri frutti, ma comunque con la pera prima o poi abbiamo a che fare.
La prima volta trovandosi di fronte ad una pera, pensando di coglierla, dobbiamo necessariamente interrogarci sul come coglierla, possiamo studiarla, a volte da vicino, a volte da lontano, ma dobbiamo poi deciderci ad allungare la mano.
Vi sono molti tipi di pere, alcune sono vere e proprie perone, altre sono pere normali, altre sono perine, piccole e acerbe, decisamente immangiabili, ed in questo caso la cosa migliore è lasciarle perdere, prima o poi un uccello le beccherà.
L’approccio alla colta della pera è più complesso di quanto possa apparire sulle prime.
Quasi sempre stanno ferme e attendono, talvolta ondeggiano al vento, a volte sono sole, a volte in gruppo, ma noi possiamo coglierle solo una per volta.
Cercare di coglierne più d’una contemporaneamente è sempre un rischio, possono facilmente sfuggire di mano.
Talvolta ne punti una, magari attratto dalla sua forma e dall’essere una bella perona, e proprio quella ti sfugge, così resti con un palmo di naso.
Talvolta una pera che non hai notato perché puntavi ad una più bella, si fa notare toccandoti leggermente il braccio o la gamba, in modo da farti capire che c’è anche lei.
In questo caso è consigliabile fermarsi, dirottare la tua attenzione verso quella, lasciar perdere l’obiettivo primario per concentrarsi su di lei, magari una pera media ma pronta a farsi cogliere.
Alcune pere sono molto resistenti, occorre tirarle con forza se vuoi che vengano, altre invece ti vengono in mano, altre pur di non farsi prendere, dopo averti illuso, cadono al suolo e preferiscono abbandonarsi agli uccelli di passaggio piuttosto che farsi prendere da te.
Quando le hai colte devi leggermente premere con la punta delle dita alla loro sommità per capire se sono davvero mature o meno.
Quelle mature cedono leggermente, si lasciano manipolare, ed in genere sono quelle più dolci e succose.
In questo caso puoi affondare la bocca sicuro di non trovare particolare resistenza, e loro sprigionano tutto il loro sapore.
Quando si è accumulata sufficiente esperienza si capisce quale pera si deve cogliere, si punta a quella matura, la sola che è pronta subito, che non ha bisogno di essere tenuta a parte per qualche giorno per essere gustata.
La pera infine non è mai gratis, occorre mettere in conto fatica e sudore.
Cortile di Carpi, campagna agraria 2010
Riproduzione consentita citando l’autore Dr. Giuseppe Crimi bracciante agricolo pro tempore
Riporto quindi un sagace ironico, ammiccante ecc ecc scritto sulle pere (perdonatemi se potete)
Avvertenza per chi legge
Queste note nascono dalle ferie.
Ognuno di noi le trascorre come meglio può, se può….
Per questo anno ho deciso che avrei raccolto pere, gratis, per aiutare ma anche per fare cose semplici, ricordandomi di quando Jung rispondendo a una domanda affermò che era difficile essere semplici e per questo cercava di fare cose semplici.
Poi parlando con amici analisti junghiani ne è nata una burla semiseria che inizia così
Egregi analisti CIPA
Ho ricevuto l’invito a preparare un contributo per un possibile prossimo incontro sul seguente argomento
“La donna e la pera, il femminile colto nel campo – Nuove prospettive archetipiche del sé rurale”
Volentieri rispondo
Occorre scrivere anzitutto che di pere ve ne sono di diversi tipi, paragonate al femminile si potrebbe dire di molte razze, ma in ogni caso la pera è sempre una pera.
Con la pera prima o poi abbiamo a che fare nella vita.
Solitamente qualcuno prima o poi ce ne parla già da bambini, a volte con precisione, a volte in modo più impreciso, qualcuno ne esalta le qualità, qualcuno la snobba preferendo altri frutti, ma comunque con la pera prima o poi abbiamo a che fare.
La prima volta trovandosi di fronte ad una pera, pensando di coglierla, dobbiamo necessariamente interrogarci sul come coglierla, possiamo studiarla, a volte da vicino, a volte da lontano, ma dobbiamo poi deciderci ad allungare la mano.
Vi sono molti tipi di pere, alcune sono vere e proprie perone, altre sono pere normali, altre sono perine, piccole e acerbe, decisamente immangiabili, ed in questo caso la cosa migliore è lasciarle perdere, prima o poi un uccello le beccherà.
L’approccio alla colta della pera è più complesso di quanto possa apparire sulle prime.
Quasi sempre stanno ferme e attendono, talvolta ondeggiano al vento, a volte sono sole, a volte in gruppo, ma noi possiamo coglierle solo una per volta.
Cercare di coglierne più d’una contemporaneamente è sempre un rischio, possono facilmente sfuggire di mano.
Talvolta ne punti una, magari attratto dalla sua forma e dall’essere una bella perona, e proprio quella ti sfugge, così resti con un palmo di naso.
Talvolta una pera che non hai notato perché puntavi ad una più bella, si fa notare toccandoti leggermente il braccio o la gamba, in modo da farti capire che c’è anche lei.
In questo caso è consigliabile fermarsi, dirottare la tua attenzione verso quella, lasciar perdere l’obiettivo primario per concentrarsi su di lei, magari una pera media ma pronta a farsi cogliere.
Alcune pere sono molto resistenti, occorre tirarle con forza se vuoi che vengano, altre invece ti vengono in mano, altre pur di non farsi prendere, dopo averti illuso, cadono al suolo e preferiscono abbandonarsi agli uccelli di passaggio piuttosto che farsi prendere da te.
Quando le hai colte devi leggermente premere con la punta delle dita alla loro sommità per capire se sono davvero mature o meno.
Quelle mature cedono leggermente, si lasciano manipolare, ed in genere sono quelle più dolci e succose.
In questo caso puoi affondare la bocca sicuro di non trovare particolare resistenza, e loro sprigionano tutto il loro sapore.
Quando si è accumulata sufficiente esperienza si capisce quale pera si deve cogliere, si punta a quella matura, la sola che è pronta subito, che non ha bisogno di essere tenuta a parte per qualche giorno per essere gustata.
La pera infine non è mai gratis, occorre mettere in conto fatica e sudore.
Cortile di Carpi, campagna agraria 2010
Riproduzione consentita citando l’autore Dr. Giuseppe Crimi bracciante agricolo pro tempore
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